I portuali di Trieste hanno un cuore grande

A cura Giuliano

I portuali di Trieste che manifestano per i diritti a lavoro e le libertà costituzionali hanno un cuore grande, anzi grandissimo.

Non si aspettavano un tale clamore, che ha travalicato le alpi e sta avendo una eco internazionale. Per come si sta ormai delineando la questione green pass è evidente pure a ciechi che la logica dei partiti e del divide et impera non può reggere ancora a lungo anche se la narrazione pandemica è ancora fortemente ed intimamente radicata nelle nostre menti e che ancora oggi in tanti ne sono inconsapevolmente prigionieri.

Questi ragazzi ci stanno avvisando che andare a Trieste questo week-end equivarrà quasi certamente ad infilarsi in cul-de-sac e sono da prendere sul serio perché non sarebbe la prima volta che il sistema organizza delle operazioni false-flag per delegittimare movimenti o gruppi sgraditi al potere.

Così il Coordinamento 15 ottobre ha emanato un comunicato stampa attraverso il canale telegram in cui hanno, a dispetto da cme la si possa intendere o meno, saggiamente annunciato l’annullamento delle manifestazioni previste per il 22 e 23 Ottobre a Trieste:

fonte: Canale telegram Coordinamento 15 ottobre

Evidenzio tale passaggio del comunicato stampa:

A tal proposito vorrei ricordare le parole di un ex presidente, lo stesso che definì Draghi “un vile affarista” tanto per indentarci, che in fatto di operazioni occulte la sapeva lunga:

Da un articolo del novembre 2008, quando gli studenti universitari si stavano organizzando in manifestazioni sempre più numerosi durante la crisi finanziaria (c’è sempre uan crisi di mezzo):

“Un’efficace politica dell’ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti”. Per Cossiga, che pensa alle tensioni che hanno segnato le manifestazioni degli studenti di questi giorni, è stato “un grave errore strategico” reagire con “cariche d’alleggerimento, usando anche gli sfollagente e ferendo qualche manifestante”.

In pratica si tratta di disporre “che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino”. A questo punto, continua Cossiga, “l’ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita”.

Ciò creerebbe un situazione che farebbe crescere fra la gente “la paura dei manifestanti e con la paura l’odio verso di essi e i loro mandanti o chi […] li sorregge”.

Cossiga continuava affermando che solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell’ordine contro i manifestanti”

continua sulla fonte

La storia come si sa ha molto da insegnare ma ad imparare sono gli studenti più svegli e già allora c’erano operai sotto ricatto che per paura di perdere il lavoro o non erano o facevano finta di essere solidali coi manifestanti.

Oggi questo gruppo di individui, fatto non solo di portuali e nato spontaneamente praticamente in tutte le città non solo d’Italia ma anche in Francia (Draghi e Macron due mercenari ingaggiati per la stessa missione, nda), che manifesta ormai da mesi quasi settimanalmente contro norme liberticide, è per sua natura trasversale, apartitico e libero ma pur tuttavia fortemente identificato nel voler difendere quei diritti fondamentali di cui scriviamo da mesi, ed è potente!

La forza di questo gruppo risiede non solo nella sua trasversalità che il sistema dei partiti non si aspettava, non nel modo in cui sta prendendo piede almeno, ma anche e soprattutto nella voglia di condivisone orizzontale, di risorse, energie emotive ed economiche, e questo vince, sta vincendo e fa paura al sistema che contrariamente adotta strategie socio-politiche (stavo per scrivere socio-patiche ma forse non v’è differenza) di orizzontalizzazione dello scontro.

E se il sistema ha così paura di quattro gatti che non vogliono vaccinarsi, nonostante lo sbandierato successo della campagna vaccinale fatta dal governo e i mass-media, perché insistono tanto con il continuo denigrare e irridere le persone che decidono in tutta libertà e coscienza di non vaccinarsi? Perché ricattarli usando una vera e propria violenza privata su di loro e le loro famiglie o sulle stesse forze dello Stato obbligandole (art.611 C.P.) con la coercizione e l’abuso di potere a commettere atti incostituzionali? Vuol dire che allora la cosa è ben è più articolata di quanto si pensi…

Già nel 2017 la Legge Lorenzin aveva strafatto e questo ennesimo atto normativo incostituzionale sta contribuendo a far risvegliare ancora più coscienze. Più il male si manifesta per mano e bocca di pochi fantocci, per quanto apparentemente potenti possano sembrare, più il Bene si fa sentire negli animi di moltitudini di individui che più o meno consapevolmente sentono che tutto ciò che sta imponendo il governo è sbagliato, ingiusto, oltre che palesemente illogico sulla base delle giustificazioni che propala in modo grottescamente progragandistico.

Certamente oggi ci troviamo tutti, anche gli inconsapevoli, in un brutta posizione e cambiare quest’ordine di cose o lo si fa con una rivoluzione vecchio stile (e non credo sia proprio il caso visto gli innumerevoli esempi del passato) oppure una ri-evoluzione combattendo il sistema, ormai in odore di putrescenza, in un modo del tutto nuovo ed inaspettato che non sì può manipolare.

Il sistema malato in cui viviamo continua a ridicolizzare, attraverso i media asserviti, chi si pone criticamente in dissenso con quanto ci viene propalato ogni giorno dal governo (un esempio lampante ne è la storia dell’agente in borghese che fomentava gli scontri: stava testando “la forza ondulatoria del blindato della polizia…” la spiegazione di Lamorgese si commenta da sola, ma dopo la “nipote du Mubarak1 tutto è possibile nel fantastico mondo italiota) pensando di abbatterlo ed invece continua d ottenere il risultato opposto.
Decine di migliaia di persone si stanno virtualmente unendo in un unico spirito, un unico Ohm che travalica ogni barriera, ogni confine.

Ma adesso sembra che le coscienze si stiano annebbiando di nuovo. Messaggi contrastanti arrivano dai media e in tanti si chiedono se andare a Trieste per far sentire la loro solidarietà ai portuali in sciopero oppure manifestare sì ma lontani da Trieste.

Ritengo che in certi ambiti le distanze non esistono. Energie sottili si stanno muovendo e lo fanno in modo istantaneo.

Posso dire che sull’argomento la maggior parte delle persone è contraria all’obbligo e ancor di più se posto sotto forma di vile ricatto e questo ha spinto molti ad informarsi di più ed in modo indipendente.

Restare uniti nelle nostre diversità è la nostra forza più grande. Vogliamo ancora appigliarci ai soliti noti, al vecchio sistema, ai “forti” restando sedati nella “nostra” area di confort?
Liberi di farlo, siamo per la libertà di scelta si spera. Dopotutto il percorso di risveglio coscienziale è e resta individuale e non è una passeggiata…

I pericolosi manifestanti di Trieste…

Per chi andasse alle manifestazioni a Trieste di questo week-end e avesse subito sentore che qualcosa non va nel verso giusto consiglio di ricordarsi di quel vecchietto claudicante che standosene seduto a pigliare bastonate ha ottenuto l’indipendenza del suo popolo.

note:
1 https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2021/10/21/ruby-ter-processo-siena-berlusconi-e-il-pianista-assolti-_9ddbf091-4936-4a92-80a6-af0743e045e4.html

Le informazioni e gli spunti critici che condividiamo qui, in ossequio all’ART. 21, oltre che ad aspirare ad avere un utilità pratica hanno anche l’anelito di far aprire gli occhi su tante realtà a chi ha intenzione di creare un mondo migliore.

2 pensieri riguardo “I portuali di Trieste hanno un cuore grande

  1. All’indomani delle proteste alla sede della CGIL, un pesiero di Massimo Cacciari
    ===============
    Il punto di non ritorno – M.Cacciari
    È un punto di non ritorno credo. Quello che vedo intorno a me è difficile persino da descrivere per quanto sia angosciante e al contempo ignorato dai più.
    A prescindere da quello che uno possa pensare su una data questione, al di là delle proprie scelte personali, esistono dei fatti oggettivi che non possono essere ignorati e vanno analizzati lucidamente.
    Non si vedeva da decenni uno stato che era in grado di far sparire nel silenzio decine di migliaia di persone che protestano. A prescindere da quello che sostengono quelle persone, il fatto che si siano ignorate queste manifestazioni (mentre venivano trasmessi servizi su tg nazionali con persino inviati sul posto per raccontare di sgomberi di rave non autorizzati) dovrebbe fare venire un brivido nella schiena a chiunque.
    Viviamo in uno stato che ha deciso di applicare un ricatto paragonabile solo a certe leggi fasciste e questo lo dicono anche filosofi e politologi come Agamben.
    Questo ricatto, di fatto, viola leggi e trattati che hanno molto più valore legalmente parlando, e discrimina di fatto milioni di persone sulla base di una scelta legale e permessa, sulla carta, dallo stato stesso.
    Circa il 20% dei lavoratori italiani non vuole il green pass. Il venti per cento.
    Dopo mesi di manifestazioni, centinaia di migliaia di persone scese in piazza pacificamente e inascoltate, diritti erosi, ricatti, adesso si sono accesi i riflettori. Adesso che si è usata violenza.
    È un copione che conosciamo, Cossiga Docet. Un copione che ancora funziona evidentemente: infiltrare i movimenti per politicizzarli e avere una scusa per reprimerli.
    L’assalto alla sede della CGIL è da manuale. Quello che non è da manuale è vedere che a 20 anni dal G8 c’è ancora chi ci casca.
    Il discorso di Landini all’indomani di questo fatto è da copione: un inno alla resistenza, all’antifascismo, alla difesa dei diritti del lavoro. Gli stessi principi che avrebbero dovuto far muovere i sindacati per proteggere i lavoratori da quello che sta accadendo, ma finora non pervenuti.
    L’appello alla mobilitazione generale dopo questo evento è la ciliegina su una torta di escrementi.
    La risposta generosa e partecipata a questo appello da parte di chi non ha mosso paglia contro quello che sta succedendo, invece, è il sintomo finale di una metastasi in corso da tempo. Il suo auspicare a una riforma generale del lavoro dopo questo specifico fatto è da brividi, per chi sa leggere tra le righe.
    Proclami da una parte e violenza dall’altra, tutto purché il copione silenzi quello che succede nelle piazze, le ragioni dei manifestanti e le manganellate prese da giovani, vecchi, mamme.
    Ma, anche volendo fare gli ingenui e senza considerare la palese infiltrazione delle manifestazioni pacifiche (sforzandoci parecchio), la destra fa solo quello che sa fare da sempre: cavalcare il malcontento di gente esausta e lasciata sola da organizzazioni governative e non, comprese più colpevolmente quelle di sinistra e per la difesa dei diritti. Ma cavalcare non significa rappresentare e quindi associare le piazze ai fascisti, anche in questo caso, sarebbe per usare un eufemismo, ingenuo e miope.
    Il vero attacco alle sedi dei sindacati non è quello studiato a tavolino da quattro fascisti che rappresentano lo 0,01% del paese, ma quello che sta avvenendo da molto tempo, globale, massivo che ha spogliati i sindacati dei loro ruoli e in maniera molto più subdola rispetto a quello che è successo ieri, ma come al solito ci si sveglia solo quando si è attaccati da fascisti che si dicono apertamente fascisti, senza nessuna valutazione sociale sul perché e in quale contesto si sia arrivati a questo, anche perché questo vorrebbe dire fare un’autocritica che le varie organizzazioni “di sinistra” non possono permettersi. E quindi ora è il momento della retorica e di slogan antifascisti, di difesa del lavoro e dei diritti.

    Quando invece, nel silenzio censorio dei media, ci sono decine di migliaia di persone in piazza contro un fascismo mascherato da democrazia che erode i diritti e attacca il lavoro discriminando circa il 20% dei lavoratori, non si fa volare una mosca, anzi.
    Questo è solo pericoloso e vile collaborazionismo. Non solo, è una fotografia perfetta di come i fascismi, così come successe in passato, possano subdolamente emergere sulle onde di applausi e mobilitazioni di certi apparati che si proclamano antifascisti.”
    Massimo Cacciari.

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  2. Emergono inquinanti retroscena sui fatti di Roma alla sede della CGIL, ma sono sicuro che tutto sarà insabbiato come sempre…

    https://www.iltempo.it/attualita/2021/10/25/news/giuliano-castellino-assalto-alla-cgil-trattatiova-digos-verbali-lamorgese-tgla7-forza-nuova-29193905/

    Le forze dell’ordine sapevano della partecipazione alla manifestazione, sostiene Giuliano Castellino, l’avvio del corteo era stato concordato con la polizia: «Ci hanno guidato loro». Un’altra tegola che si abbatterebbe sulla gestione dell’ordine pubblico prima, durante e dopo il sit-in di piazza del Popolo. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese era a conoscenza della mail certificata inviata da Castellino…

    https://www.ilgiornale.it/news/politica/trattativa-i-no-pass-lamorgese-finisce-nei-guai-1984619.html

    Qui video in cui si vede Castellino prendere accordi con la DIGOS…
    https://video.corriere.it/cronaca/scontri-cgil-video-trattativa-castellino-polizia-prima-corteo-vogliamo-landini/adb0f748-362e-11ec-9169-9535c00f6f72

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