Quando la dittatura nasce dalla scuola

Quando una coalizione può dare frutto? Quando un numero congruo di persone decide di contrastare qualsiasi imposizione ingiusta venga imposta loro. Succede così in tutti i contesti sociali, ma anche nel sistema immunitario del quale è dotato il nostro corpo, che riconosce la minaccia e la blocca sul nascere. Se non la riconosce ci si trova di fronte ad una malattia auto immune.

Vi racconterò una storia che mi ha coinvolto personalmente e che vede come protagonista l’ambiente scolastico e la sua deriva totalitaria. Il programma didattico in corso prevede lo studio dei regimi che hanno portato alla seconda guerra mondiale e al loro evolversi, grazie all’approvazione e al volere del popolo.

Ma cos’è il popolo?

Dovrebbe essere quella massa di essere umani che risiede in una certa zona e che dovrebbe autogovernarsi con il fine ultimo del bene collettivo.

Ma cos’è il bene collettivo?

Il bene collettivo non può prescindere dal bene individuale. Un individuo è tanto più felice quanto più è libero dalle proprie paure. In termini sintetici la paura crea divisione, opportunismo, egoismo, competizione, comparazione, divisione, guerra; e le ineviitabili vittime.

Paradossalmente la paura spesso aggrega le persone che sono accomunate da debole coraggio e scarsa volontà; queste, facendo gruppo, si fanno forza tra loro, si giustificano con le medesime motivazioni (il conseguire un diploma, a tutti i costi e nonostante tutto, per esempio) e prendono le distanze da coloro che forniscono loro una visione differente e uno stimolo a lottare per la propria dignità, perché ciò significherebbe prendere decisioni scomode.

Così, la scuola che frequento all’ultimo anno del corso serale, a un mese dall’esame di Stato e dopo oltre sette mesi di didattica a distanza, ha preso la decisione di richiamare in aula gli studenti delle classi quinte. Motivazione logica? Praticamente nessuna. Ricordo lo sconcerto nella classe, i miei compagni di studio che oramai si erano pure organizzati per seguire le lezioni on line (c’è anche uno studente spesso in trasferta per motivi di lavoro) che di colpo avrebbero dovuto rivedere orari personali e una diversa gestione del poco tempo disponibile a chi lavora tutto il giorno e deve essere in aula alle 18:40.

Già, in aula, ma come? Entrata dall’ingresso di servizio, prelevamento temperatura da parte di un bidello, mascherina chirurgica, quella con il ferretto per chiudere l’apertura sul naso, che se no il virus passa, distanziamento, fermi al banco per le quasi cinque ore in aula, intervallo al banco, uno per volta al bagno con relativa schedatura (nome, cognome, ora di ingresso e rientro, come un casello autostradale) e mascherina indossata, mi raccomando!

In ospedale hanno meno costrizioni…

Ma era obbligatorio fare tornare in classe gli studenti?

La circolare non afferma che tale decisione sia stata presa per via di intransigenti disposizioni del Ministero, ma su esplicita decisione dell’Istituto, come evidenziato nell’estratto del comunicato indirizzato a noi studenti, nelle esplicite parole “prevede” (non “obbliga”) e “dell’invito a” (nuovamente nessun obbligo).

Ma la cosa non finisce lì perché il bello deve ancora arrivare. Le verifiche, è stato deciso, si faranno OBBLIGATORIAMENTE in presenza. Chi non si presenta verrà escluso dall’esame di Stato! Ah, quindi abbiamo passato 7 mesi a casa in didattica a distanza, seguendo le lezioni e facendo le relative verifiche, e ora non è più possibile.

La scuola, di punto in bianco, passa da inclusiva a esclusiva, con il benestare di tutti gli studenti e degli insegnanti.

In questo disservizio, perché tale si deve intendere poiché in contrasto con l’articolo 34 della Costituzione, è incappato anche un altro studente, obbligato per lavoro a seguire le lezioni online con le relative verifiche. Questa la risposta che ha ricevuto da uno dei professori:

“Al momento non è prevista DAD per le lezioni in presenza. Vediamo come ci potremo organizzare. Dovesse servire le farò delle consulenze”

Come si poteva risolvere a priori tale paradossale situazione?

Ecco, tanto bastava, che la maggior parte degli studenti si fosse rifiutata di partecipare in presenza, e la scuola avrebbe dovuto rivedere le sue direttive. Vi ricordate l’inizio del testo? La coalizione? Significa questo. Minimo sforzo, niente rischio e tutti in DAD, fino all’esame di Stato. L’esame di Stato viene anche detto “di maturità” e una persona è matura per quanta responsabilità (capacità di essere in grado di rispondere a se stesso con onestà) mette in ciò che pensa, dice e fa. L’individuo maturo non si conforma al pensare di tutti e non si nasconde dietro effimere giustificazioni mosse solo da proprio opportunismo.

Ma lo scrivente, dopo avere proposto tale alternativa alla classe, si è sentito dire che avrebbe dovuto portare avanti da solo la sua crociata (la mia?). “Facciamo un ultimo sforzo, andiamo in presenza e poi ci prendiamo questo diploma. Ci serve per il nostro futuro…” la risposta dei compagni di classe. Tale atteggiamento mi ricorda tanto quello che è recentemente successo a Fano (nulla accade per caso) dove uno studente diciottenne, che si era rifiutato di genuflettersi alle angherie della scuola, ha deciso di incatenarsi al banco in segno di protesta.

Fonte: https://www.lindipendente.online/2021/05/06/fano-tso-e-ricovero-in-psichiatria-a-studente-che-rifiuta-la-mascherina/

Risultato? Prelevato a forza dall’Istituto e portato in ospedale per TSO! La reazione dei compagni? Lassismo? Indifferenza?

Com’è andata con l’avvento dei regimi totalitari? Tramite il lassismo, l’opportunismo e l’indifferenza. Stessi moventi, stesse modalità, stessi risultati. Quello che per gli eretici del XVI secolo era il rogo, per gli eretici del XI secolo è una iniezione.

L’eterna lotta tra il Bene e il Male diventa sempre più evidente ma si palesa in un mondo pieno di ciechi.

Tu da che parte vuoi stare?

Un pensiero riguardo “Quando la dittatura nasce dalla scuola

  1. E se sostituissimo la parola SANA a FELICE?

    Il bene collettivo non può prescindere dal bene individuale. Un individuo è tanto più felice quanto più è libero dalle proprie paure. In termini sintetici la paura crea divisione, opportunismo, egoismo, competizione, comparazione, divisione, guerra; e le ineviitabili vittime.

    Penso che le due versioni siano perfettamente sovrapponibili… una persona sana è felice e viceversa…
    Questi studenti e questi professori non sono né sani né felici ma ossequiosamente sottomessi a un sistema che si è trasformato nel tempo col solo fine di produrre cervelli non pensanti e le menti deboli cercano l’uomo forte.

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