Il sapone e la guerra

Mi scrive un amico, gestore di un negozio biologico:

Ciao Andrea,

ti segnalo il seguente “problema”: la gente non sa che in Siria è in atto una guerra!

Ti sembrerà strano ma è proprio così. Ultimamente è venuto a mancare il famoso sapone di Aleppo. Posso capire che non tutti sappiano che Aleppo è in Siria ma, quando glielo si fa notare, ancora non capiscono: ti guardano con fare sognante, sbarrano gli occhi e poi domandano “E quindi?”

Il nostro ufficio qualità (omissis) di Verona è intervenuto sull’argomento “SCUSANDOSI” con i clienti per il disagio!!!! Inoltre in commercio pare giri sapone di Aleppo contraffatto o comunque di dubbia provenienza, il tutto al fine di soddisfare comunque le richieste dei clienti (anche qui sono d’obbligo i !!!!!!!!!).

Personalmente sullo scaffale, vuoto, dove solitamente teniamo il sapone di Aleppo, ho stampato due foto di altrettante strade di quella città, devastate, ed ho scritto che in Siria c’è la guerra. Ritengo sia vergognoso un simile menefreghismo da parte delle persone, alcune delle quali si mettono a sorridere, quando non addirittura a ridere, messi di fronte al fatto compiuto e a tutta la loro ignoranza.

Sembra l’ebete che sorride davanti allo specchio guardando se stesso che sorride.

Se possibile, te lo chiedo quasi come favore personale e se vuoi ti do una mano, possiamo ricordare al Mondo sul blog che in Siria è in atto una guerra? Possiamo ricordare che in questo momento in cui sto scrivendo stanno morendo uomini, donne e bambini inermi? Possiamo ricordare le devastazioni, le violenze, le torture, gli stupri, le aberrazioni di ogni genere che sempre avvengono durante un conflitto? Vogliamo ricordare che nel mondo in questo momento sono in atto decine di guerre “locali” delle quali noi occidentali del “voglio tutto, bello, buono e subito” non sappiamo, o meglio, non vogliamo sapere nulla?

Saluti

Come dargli torto e come non offrire comprensione.

Sapone di Aleppo - AVVISO PER I CONSUMATORI.jpg
Avviso affisso all’interno del negozio

Suscita stupore quanto un prodotto come un sapone riverberi una consapevolezza di quanto accade nel suo tradizionale luogo di produzione; ad Aleppo, in Siria. O, per lo meno, una consapevolezza che colpisce gli animi che sono ancora forniti di sensibilità e non se la sono fatta evaporare dal proprio egoismo. Lo stesso che porta al “mors tua, vita mea”. È il prodotto della concezione competitiva inculcata nelle menti scolastiche già dai primi anni di studio. La lontananza dei fatti poi fa il resto. “Tanto accade là, mica qui…”, questo il pensare comune.

Ma in Siria la guerra non è ancora terminata; là muoiono ancora esseri umani e stupirsi e lamentarsi o, peggio, ridacchiare per la mancanza di un sapone sugli scaffali di un negozio, è il metro della robotizzazione nella quale rischiamo di cadere. E non c’è nemmeno bisogno di inserire un microchip nel cervello per ottenerla.

Allarghiamo il discorso, però, estrapolando dalle considerazioni la frase “Vogliamo ricordare che nel mondo in questo momento sono in atto decine di guerre “locali”…”  andando a vedere dove nasce tutto questo, da cosa ha origine. Tutto ha origine dentro di noi. Una guerra combattuta con armi, che produce perdite di corpi, ha sempre inizio da una aggressione a livello di intenzione, la parte precedente la formazione del pensiero. Il violento che preme il grilletto o che sferra un pugno o che inveisce o che agisce in malafede o che mostra un sorriso che copre un pensiero di odio hanno tutti il denominatore comune: l’ira spinta da invidia e giustificata dall’orgoglio.

Fino a che non comprenderemo che i nostri conflitti interni generano di conseguenza quelli esterni, mai potremo avere pace su questo pianeta. Ma un giorno, non lontano, succederà. Perché è già successo…

Un pensiero riguardo “Il sapone e la guerra

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