Ora vi mostriamo la nostra visione del quadro generale… Pronti? (parte seconda)

…continua dalla prima parte

Scena di caccia tratta dal film Avatar di James Cameron. La vittima è considerata sacrificale per il bene del popolo e la sua morte viene ritualizzata con grande rispetto.

Non si può dire altrettanto dello spirito che anima la caccia del degenerato genere umano. Visione sconsigliata ad animi sensibili (ma la curiosità sarà troppo forte e lo guarderete lo stesso)

 

Ciò che avete appena visto è la disumanizzazione dell’uomo, anestetizzato nell’empatia e nella comprensione, preda della competizione, che vede la morte (altrui) come un trofeo da esibire. Ridendoci pure sopra.

Ritornando alla ricerca di Armando, quello che segue lo riportiamo per intero perché rispecchia perfettamente l’incongruenza più evidente che qualsiasi titolare di azienda potrebbe avanzare. La redditività di qualsiasi azienda si misura dal grado di ottimizzazione delle risorse in rapporto alle energie spese per produrre qualsiasi bene o servizio. E questo bilancio se positivo è indice di azienda sana, al contrario l’azienda va dritta al fallimento. In termini tecnici questa scienza si chiama “ergonomia” ed è materia di studio come facoltà universitaria, applicata in vari contesti. Detto ciò la ricerca di Armando evidenzia una idiosincrasia con tale scienza.

Trasporto di animali vivi. Anche questo, inspiegabilmente, incentivato da sovvenzioni pubbliche, nonostante sia anch’esso altamente pericoloso sotto il profilo sanitario. Animali che nascono in un luogo, vengono allevati in un altro ed in infine macellati in un altro ancora. Il tutto dopo estenuanti giorni di viaggio e migliaia di km percorsi. 50.000 animali in movimento ogni giorno nella sola UE! L’Italia importa con allegra disinvoltura animali vivi non solo da Paesi limitrofi quali Francia e Germania, ma anche da Argentina, Brasile, Cina, Sud Africa, Hong-Kong. Tutto questo diviene ancora più aberrante se si pensa che, nel comparto carne, l’indice di autosufficienza della nostra Comunità Europea è del 105%. Possiamo quindi tristemente immaginare dove finisca l’eccedenza di tale prodotto. Pura follia!

Pura follia o lucida scelta, puramente economica e scientifica?

Questa di Armando è una ricerca sulla carne ma tale processo produttivo riguarda anche il comparto ortofrutticolo. Una domanda banale: a cosa serve consumare in Europa banane, che devono arrivare dall’altro capo del mondo, quando l’apporto di potassio del frutto sudamericano lo possiamo ottenere dal consumo delle castagne, per altro autoctone, che ne contengono addirittura il triplo? C’è qualcosa che non va…

Banane - potassioCastagne - potassio

Quantità di potassio riferita a 100 grammi di prodotto. Fonte: www.dietabit.it

Potrebbe essere…

…l’assurdo tentativo di appagare sino all’eccesso la sua quanto mai inutile voracità, sperando forse di colmare quel vuoto interiore che però non è fisico ne materiale, ma morale, spirituale, eterico.

Ottima dissertazione. Ma ricordiamo sempre lo spirito di questo blog: come dentro così fuori, quindi nessuna giustificazione perché potremmo comprendere e cambiare atteggiamento solo se comprendiamo che rispecchiamo la condizione sopra descritta. La voracità non è solo legata all’aspetto nutritivo ma anche alla smania di possesso. Chi non riesce a trattare il cibo con distacco è perché in fondo ha un legame con la materia e le passioni carnali; e lo scopo della nostra coscienza qui è quello di sperimentare la dualità senza caderne trappola.

Imballaggio, trasporto e distribuzione. Qui i costi sono elevatissimi… Ecco quindi mezzi refrigerati, celle di stoccaggio anch’esse a bassa temperatura, alta frequenza nelle consegne a causa della difficoltà di conservazione del prodotto che va pertanto consegnato spesso per essere sempre “fresco”… 

In pratica, nella maggior parte dei casi, noi ci cibiamo di mummie

Oltre ai sopra citati costi abbiamo anche i costi sanitari che incidono non poco sulla filiera. E questo ricade sulla collettività – scrive Armando – in quanto i costi di mantenimento di questi organi di controllo e vigilanza sono attinti dal bilancio pubblico.

Costi, costi e sempre costi. Insomma coltivare ed allevare con questo processo non conviene; eppure il comparto è continuamente sovvenzionato da fondi pubblici. Basta fare una semplice ricerca per verificare che un servizio di Report di qualche anno fa ha evidenziato come lo stesso allevamento di suini allevati in Italia chiuderebbe se non ricevesse sovvenzioni europee. Siamo al paradosso… Ma c’è un altro paradosso.

Infine, possiamo noi ancora tollerare che un terzo degli esseri umani del Mondo sia malnutrito? Che più di un miliardo di persone, soffrano e muoiano per la fame? Che miliardi di esseri viventi (anima-li, ovvero dotati di anima) vengano considerati, trattati ed infine “rottamati” come macchine?

Ma c’è ancora un altro paradosso. Da valutazioni della FAO del 2013 produciamo cibo per 12 miliardi di persone mentre il pianeta ne sta ospitando 7,5 miliardi.

Corriere.it sugli sprechi alimentari - 12 miliardi di persone.png
Articolo di testa tratto dal sito del Corriere.it del 25 ottobre 2013

Pianeti-simili-alla-Terra.jpg

Non si tratta quindi solo di uno spreco di risorse alimentari ma principalmente economiche. Da altrettante valutazioni in questo contesto si evince che nel pianeta è in circolazione talmente tanta moneta da poter acquistare i beni di 12 pianeti!

Ma non finisce qui, ancora, e ancora. Il surplus di moneta, da spendere in qualche modo per evitare fallimenti e soprattutto per soggiogare Stati con il debito, è stato anche utilizzato per le armi, soprattutto nucleari non solo come deterrente, per altro stupido, ma per via del loro enorme costo.

Sul pianeta sono presenti più di 14.000 testate nucleari, sufficienti a distruggere con i loro effetti diretti ed indiretti ogni forma di vita umana sul pianeta. E a bruciare milioni di dollari per ogni vettore.

Bisogna ammetterlo; c’è qualcosa che non va…


A corollario di quanto finora esposto, per chi volesse approfondire l’argomento segnaliamo la lettura del libro/inchiesta “Siete pazzi a mangiarlo” di Christophe Brusset. Il nostro quotidiano pro-Sistema di riferimento scrive in una intervista all’autore:

Lei racconta tante storie inquietanti. Quale l’ha colpita di più?
“Se devo scegliere, direi l’episodio dei peperoncini in polvere. In una spedizione dall’India ne trovammo di contaminati con feci di ratti, topi morti essiccati e altra spazzatura. Non erano pericolosi per le persone, perché erano stati sterilizzati, ma è disgustoso pensare cosa ha mangiato la gente, visto che li abbiamo messi comunque in commercio. Per me è stata anche una prova che la nostra compagnia, come altre, non si preoccupava minimamente dei consumatori. Solo i soldi erano importanti”.

Fonte: www.repubblica.it

Ed il documentario “Cowspiracy”, da prendere comunque con le pinze e le orecchie aperte in ogni sfumatura. Concordiamo con almeno il 90% del contenuto del filmato:

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